Lo conoscono praticamente tutti: è il giornalista dei Vip, ma non credo che questa definizione ne definisca la ricchezza umana e la profondità professionale. Io che ho avuto la fortuna di incrociare, seppur brevemente, la sua vita credo che dietro a quello sguardo quasi sempre sospeso e pensoso ci sia un mare in tempesta, un prato di quel verde tipico delle giornate coperte di nubi che trasformano le sfumature di colore, una promessa che ancora non si è palesata, ma che Gabry continua con forza e con fiducia ad aspettare.

Se qualcuno gli chiedesse di definirsi, lui risponderebbe: “Un ragazzo che ha toccato diverse sfumature nella vita, tra dolore (tanto) e gioie (poche) e oggi si definisce: simpatico, malinconico e fedele nei con- fronti di chi gli mostra AMORE sotto ogni sua forma”. Se qualcuno lo chiedesse a me direi: “un uomo intelligente che ancora cerca il senso profondo della felicità”.

In questi mesi di pandemia è stato encomiabile il tuo impegno per dare informazioni sul Coronavirus. Cosa ti ha spinto a farlo?
La depressione: all’inizio di questa vicenda mi sono ritrovato solo. Le prime sere ho pianto. Poi mi sono chiesto con cosa, o meglio che cosa, mi avrebbe potuto far compagnia: il lavoro. Da quel momento non mi sono mai fermato. In questa quarantena ho imparato più cose che in quarantuno anni di vita piena.

Questa tremenda esperienza cosa ti ha insegnato? Cosa ti ha lasciato? Come ti ha cambiato, se lo ha fatto?
Mi ha insegnato che la vita quando ti racconta che tutto va bene in realtà ti sta accarezzando per dirti: “Preparati anche al peggio mentre sorridi”. E tu devi essere pronto.

Mi ha lasciato un pieno d’amore, per come si è svolta la mia quarantena diciamo che sono riuscito a produrre del bene in modo violento, bellissimo.

Mi ha cambiato in meglio da domani, anzi da oggi; prima la vita, poi tutto il resto. Ho trascurato troppo e tanto. Non succederà mai più. Ringrazio Dio di essere ancora in piedi.

Il tuo lavoro di giornalista riempie gran parte della tua vita e del tuo tempo. Cos’è, per te, questa professione?
Non è una professione, ma una missione, soprattutto se hai la capacità di utilizzarla per far del bene agli altri. Ovviamente questo l’ho imparata grazie alla Pandemia. C’è chi si ferma al “titolo”, al tesserino; ma prima ci vogliono talento e cuore.

Nel percorso di una carriera, sicuramente ci sono stati momenti fondamentali e persone che ti hanno aiutato: a chi devi dire grazie (oltre naturalmente e a te stesso)?
C’è una persona in particolare che ti ha insegnato più di altre?
In 21 anni ci sono troppi grazie e spero ce ne saranno degli altri. Dico grazie alla prima persona che ha creduto in me. Forse senza lui nulla sarebbe partito. Grazie Aldo. Lui sa. Forse anche voi… un uomo pieno di sorrisi e canzoni. Grazie di cuore.

Cosa ti piace del mondo dello spettacolo, del- la tv e del gossip?
Mi piace tutto ciò che mi tiene lontano dal telefonino o dai social e alleggerisce la mia testa per quanto riguarda la tv. Mi piace studiare le serie, molte le guardo in lingua originale con i sottotitoli (ovviamente) perché rendono il tutto ancor più vero. In questo momento credo che gli spagnoli, grazie a prodotti come “La casa de Papel” , “Vis a Vis”, “Élite”, “Toy Boy” eccetera, abbiano dato un grande schiaffo al mondo degli “scrittori in tv”.
Il gossip? Mi piace soprattutto quando chi si racconta ti rivela qualcosa che resta e non le solite cazzate del “va tutto bene”.

L’episodio in cui, più di ogni altro, ti sei sentito un Vip…
Nessuno perché non lo sono e non lo sarò mai.

Come ti definisci nei confronti degli altri colleghi?
Io sono un lupo solitario, se è giusta come definizione. Prima del Covid-19 avevo tante persone come punto di riferimento. Oggi si sono quasi azzerate. Soprattutto alcuni “grandi” mi hanno profondamente deluso. Ma amen. Giornalisti… personaggi… vip… molte volte in questi concetti c’è sempre la stessa persona. Stimo molto in questo momento Mario Giordano. E devo molto al dottor Maurizio Costanzo.

Se incontri un progetto valido, lo appoggi o lo nascondi?
Lo nascondo immediatamente fino a quando non è passato un minuto dalla messa in onda o dalla pubblicazione. Sono “abbastanza” scaramantico.

Il momento più felice della tua carriera?
Sicuramente ho avuto la fortuna di portare in onda il progetto “Seconda Vita”. Era da tempo che sognavo una cosa mia. Ringrazio Discovery e il direttore Laura Carafoli. Quel giorno ho pianto al bar Taveggia dopo aver firmato il contratto. Non potrò mai dimenticarlo.

Il momento più difficile?
Troppi. Uno in particolare che a tempo debito racconterò. Anzi due. Il secondo è nato proprio durante questa pandemia.

Maria Verderio

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